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Storia
Le origini del nostro paese possono esser ricondotte al borgo di "Gorena", piccolo agglomerato plebeo situato sulla rocca alle porte di Alba Pompeia, sulla riva sinistra del tanaro ma in diocesi di Asti.
Tracce di un'antica comunità situata a mezza collina risalgono però al X sec. d.C.: una Pieve, la Pieve di San Giovanni de Villa, è citata in un Fondo Cassiano (appartenente alla famiglia romana Cassia) e si trovava lungo la strada lastricata che da Alba conduceva verso il Monferrato, ad Hasta (l'odierna Asti).
Un ulteriore centro abitato si trovava nell'attuale frazione Biano: più importante di S. Giovanni de Villa e con un maggior numero di residenti, probabilmente ospitava un castello od una fortificazione di proprietà della famiglia romana Gens Albia (da cui l'attuale denominazione, derivata dalla forma dialettale "andè al-biàn", distorcendo l'antico nome originale Albianus).
Quando le incursioni saracene si fecero pericolose, gli abitanti di S. Giovanni de Villa si rifugiarono nella parte alta della collina: gli abitanti della piana dei Gorreti fondano così un uovo centro abitato che da allora diventerà Gorena ed in seguito Guarene.
Dell'attuale territorio comunale non faceva sicuramente parte la frazione Castelrotto, dove vi era un altro centro denominato Oriolo a cui apparteneva la località Prarolo (ovvero, i pascoli di Oriolo) e la località Pasquarolo. Sicuramente vi era una fortificazione, documentata nelle Cronache della Città di Saluzzo, in cui si narra del tentativo (27 Aprile 1344) da parte degli albesi di parte guelfa di occupare con l'inganno il Castello di Oriolo, tentativo respinto energicamente dagli abitanti. Nella prima metà del '400 il Castello fu distrutto, perchè in una sentenza del 12 Luglio 1456 , per la definizione dei confini tra Alba e Guarene, il nome Oriolo non si trova più, sostituito da Castrum Ruptum. Ultimo residuo di questo castello risale al 1700, di proprietà della famiglia Portinari che lo usava come recupero materiali.
Verso la metà del 1300 una ricchissima famiglia di origine astigiana, i Rotari o Roero, banchieri di professione, decidono di investire i loro guadagni nell'acquisto di terreni, unificando sotto il proprio dominio tutto il territorio che dalla sinistra Tanaro si estende fino al piano alto di Poirino e che da allora prende il nome di Roero (uno dei pochi casi in cui è la Famiglia a dare il nome al luogo posseduto e non viceversa).
Nel 1379 Aymonetto Roero acquista, per la considerevole cifra di 9000 fiorini aurei di Genova un ampio possedimento a Guarene, diventando di fatto il Signore della nostra zona.
I guarenesi non vedono di buon occhio questo straniero che tenta di soggiogarli ed impone loro tasse e balzelli: per un centinaio di anni vengono mal sopportati, ma nei primi anni del 1500 i contrasti sfociano in un'aperta rivolta che ha il suo epilogo peggiore nella giornata della Candelora del 1564, quando la popolazione tentò di uccidere il conte Teodoro II che solo per caso riuscì a riparare nella Chiesa di "Santa Maria presso la Porta di Villa" (l'attuale Chiesa dell'Annunziata) per poi essere liberato nella notte dai suoi armigeri.
Dissidi e conflitti si protrarranno ancora per molti anni, finchè una terribile pestilenza (la stessa raccontata dal Manzoni ne "I Promessi Sposi") dimezzerà la popolazione residente imponendo una tragica pace forzata.
La costruzione dell'attuale castello si deve ad un discendente dei Roero, il conte Carlo Giacinto Roero che, per meglio alloggiare la sua famiglia decide di demolire il vecchio maniero medioevale edificando una sontuosa villa degna della nobiltà familiare. L'ultimo discendente della dinastia, il conte Alessandro Roero, muore senza eredi nel 1899 e verrà seppellito nel sacrario di famiglia presso il Santuario della Madonna dei Boschi di Vezza d'Alba.
Il castello di Guarene
Guarene - Veduta notturna
Guarene - Panorama invernale
Guarene - Scorcio suggestivo
 
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